Persone & Storie
Protagonisti, comunque
 Nome: Pino Scaccia
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martedì, 27 maggio 2008, 21:37
 Riabilitato e scagionato 86 anni dopo la sua impiccagione. L'incredibile storia arriva dall'Australia. Colin Campbell Ross fu giustiziato nel 1922 per lo stupro, l'omicidio e l'occultamento del cadavere di una bambina dodicenne a Melbourne. Ma a 86 anni di distanza, nuovi rilievi tecnico-scientifici hanno permesso di dimostrare che le prove decisive a suo carico erano irrimediabilmente viziate. Le autorità dello Stato australiano del Victoria hanno pertanto deciso di concedergli l'annullamento della pena e lo scagionamento, seppure decisamente tardivi: anche perché lo Stato del Pacifico è uno tra i più strenui oppositori della pena capitale e, come dichiarato dal procuratore generale Rob Hulls, «si lancia così un monito a chi vorrebbe reintrodurla» a livello nazionale, dopo l'abolizione risalente al '75. Corriere della Sera
martedì, 27 maggio 2008, 15:22
 Aveva lasciato l'Albania da clandestino, a bordo di uno dei tanti barconi verso Lamerica. Diciassette anni dopo è morto a Tirana schiantandosi contro un albero con la sua Ferrari Testarossa, l'unica in città. Al suo fianco una ragazza. Dritan Hoxha, detto Tani, non aveva ancora compiuto 40 anni ma era già diventato il Murdoch albanese, creatore di un impero mediatico che vantava la tv e la radio più seguite nel Paese e canali digitali.<> «Era un genio, un innovatore, ha portato la tv ad alta definizione in Albania con largo anticipo rispetto agli altri Paesi europei. Noi che siamo sempre gli ultimi con lui ci siamo sentiti primi. Per noi è stato "drita", luce, di nome e di fatto» racconta Ismet Drishti, che per anni ha condotto un programma ispirato a Scherzi a parte. «Ha dimostrato che anche qui si possono fare cose grandiose, ha creato una grande Albania: tutti gli albanesi nel mondo possono vedere i canali digitali» dice Altin Kreka, caporedattore delle news. E il conduttore Saimir Kodra, conduttore di Fiks fare (Tale e quale), Striscia la notizia in salsa albanese, programma di punta, quello che ogni giorno faceva infuriare il premier Berisha: «Il suo motto era: mano libera, dobbiamo essere una vera opposizione, occuparci dei problemi della gente». segue
mercoledì, 21 maggio 2008, 21:21
Diventa definitiva la condanna a 16 anni di carcere inflitta ad Anna Maria Franzoni per l' omicidio del figlio Samuele di tre anni, avvenuto il 30 gennaio 2002 nella loro casa di Cogne. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza emessa nell' aprile dello scorso anno dalla corte di assise di appello di Torino. Per Anna Maria Franzoni si aprono ora le porte del carcere.
Ha scosso fortemente l'opinione pubblica la vicenda giudiziaria di Anna Maria Franzoni, condannata a 16 anni di carcere per aver ucciso il figlioletto Samuele. Resta aperta, a Torino, un'inchiesta Cogne-bis per un presunto tentativo di inquinare la scena del delitto durante un sopralluogo del 2004 nella villetta di Cogne. Ecco le tappe principali della storia:
30 gennaio 2002 - Il piccolo Samuele Lorenzi, di tre anni, viene ucciso a Cogne nella casa in cui vive col papà Stefano, la mamma Anna Maria Franzoni e il fratello maggiore, Davide.
14 marzo 2002 - Anna Maria viene arrestata per ordine del gip di Aosta, Fabrizio Gandini, con l'accusa di omicidio volontario.
30 marzo 2002 - Il tribunale del riesame di Torino scarcera la donna per carenza di indizi.
10 giugno 2002 - Accogliendo un ricorso della procura di Aosta, la Cassazione annulla l'ordinanza del tribunale.
19 settembre 2002 - A Torino, il riesame-bis conferma la validità dell'arresto.
26 gennaio 2003 - Anna Maria Franzoni partorisce un altro figlio, Gioele.
10 febbraio 2003 - Il gip di Aosta revoca l'ordine di custodia. Anna Maria, ormai libera dal 30 marzo, verrà giudicata a piede libero.
19 luglio 2004 - Il giudice Eugenio Gramola, ad Aosta, condanna Anna Maria a 30 anni di carcere.
28 luglio 2004 - I consulenti dell'avvocato difensore Carlo Taormina (che da giugno 2002 è subentrato al primo legale, Carlo Federico Grosso) svolgono un sopralluogo nella villetta di Cogne alla ricerca di una soluzione alternativa.
1 novembre 2005 - L'esposto-denuncia inoltrato da Taormina alla magistratura si trasforma in un procedimento per calunnia e frode processuale contro Anna Maria, i consulenti e lo stesso legale. E' l'inchiesta Cogne-bis.
16 novembre 2005 - Comincia a Torino il processo d'appello.
20 febbraio 2007 - La Cassazione respinge la richiesta di Anna Maria Franzoni e Taormina di trasferire il processo a Milano per 'legittima suspicione'.
4 marzo 2007 - La Franzoni nomina Paola Savio avvocato di fiducia. Taormina abbandona.
27 aprile 2007 - In appello, la Corte dichiara la Franzoni colpevole ma le riduce la pena a sedici anni di carcere.
14 settembre 2007 - La procura di Torino chiude l'inchiesta Cogne-Bis spedendo gli avvisi a undici persone.
19 ottobre 2007 - Depositate le motivazioni della sentenza d'appello.
11 dicembre 2007 - La difesa della Franzoni presenta ricorso in Cassazione.
12 marzo 2008 - A Milano, Anna Maria Franzoni è condannata a tre mesi di reclusione, con pena sospesa, per diffamazione ai danni del procuratore di Aosta, Maria Del Savio Bonaudo.
21 maggio 2008: la Cassazione conferma la condanna a 16 anni di carcere.
domenica, 18 maggio 2008, 18:42

La famiglia Kennedy riunita con alcuni amici a Hyannisport, Massachusetts nel novembre 1960 subito dopo l'elezione di John Kennedy a presidente degli Stati Uniti.
domenica, 18 maggio 2008, 18:41
Luca Cardinale, un nome che probabilmente non dice nulla, non evoca ricordi. Questo è il dolore intriso di rabbia di Maddalena, sua madre. Luca all’età di 16 anni non vuole più andare a scuola. il periodo adolescenziale è difficile da gestire, è facile fare cattivi incontri. “ Il padre gli disse non puoi stare in mezzo alla strada!” racconta Maddalena. Luca trova un lavoro preso una fabbrichetta vicino Torino. Rimane lì da maggio 1996 a maggio dell’anno dopo. Poi decide di cambiare lavoro spinto dai suoi amici che lavorano in un’industria di mattonelle autobloccanti per cortili a Sommariva del Bosco. A settembre del 1997, con disappunto dei genitori incomincia il suo nuovo mestiere. Viene assunto con un contratto di apprendistato. Quel lavoro lo entusiasma, a tal punto da imparare subito il mestiere. Forse è per questo che il 3 dicembre viene mandato alla pressa, da solo, senza un collega più esperto (tutor). “ Verso le 16.45 Luca andò a prendere un caffé con un amico, -continua Maddalena - si lamentò con lui che il macchinario non funzionava bene dall’inizio del turno alle 14. Aveva riferito anche ad altri colleghi, ma doveva continuare il suo lavoro nonostante non volesse. Questo quanto mi venne raccontato in privato da una persona che non lavora più lì. Trascorso un quarto d’ora viene schiacciato al torace dalla pressa. Ma nei verbali e nel processo non si parlerà mai di 5 del pomeriggio, tutto viene collocato alle 19, due ore dopo. Anch’io fui chiamata alle 19. l’agonia di mio figlio è durata fino alle 23.30, fra un ospedale e l’altro: non si trovava posto, non c’era la sala di rianimazione ed infine alle 23 alle Molinette di Torino. I medici ci dicono ha un’emorragia, è molto grave, devono fare una Tac. Dopo una manciata di minuti tornano dicendoci Luca non ce l’ha fatta.” Luca avrebbe compiuto diciassette anni il 16 gennaio. Il calvario per la famiglia Cardinale era solo all’inizio. Dopo un anno e mezzo, anche il papà straziato dal dolore viene a mancare per un infarto. Maddalena rimane sola, con gli altri due figli.Nessuno le bussa alla porta, nessun sindacato, nessuno dell’azienda. Durante il processo le dichiarazioni degli operai, fra i quali gli amici di Luca, saranno tutte uguali è colpa del ragazzo la sua morte, era dove non doveva essere, senza autorizzazione. “ Ero spaesata. Non sapevo a quale porta bussare, in più senza l’appoggio di mio marito, feci fare tutto al mio avvocato. Presi un risarcimento, niente in confronto a quello che avevo speso e perso ed il caposquadra fu condannato a poco più di un mese con la condizionale. Per farla breve nessuno ha pagato”. E poi passano gli anni, undici. Bisogna vivere con un assegno di 800,00 euro, la reversibilità del marito, mentre Maddalena per Luca non riceverà mai nulla, per l’Inail Luca non aveva famiglia, non c’erano superstiti. “ Io ed i miei figli non siamo più gli stessi, ho avuto un tumore all’intestino, certi dolori ti portano là…”. La morte di un uomo è grave, ma quando vengono a mancare ragazzi di vent’anni è una sconfitta per tutta la società. Significa che qualcosa non va. Se negli anni del terrore la politica messa alle strette e spaventata dall’idea di poter essere colpita ha creato leggi speciali per far fronte all’emergenza terrorismo, oggi morire sul lavoro è un’emergenza da sanare. Il contatore delle vittime non si arresta, ma la volontà politica manca, perché la morte di lavoratori e lavoratrici non li tocca direttamente. Questi uomini e donne però si interrogano, si interrogano perché è toccato proprio a loro, si interrogano perché nessuno li aiuta, si interrogano perché non hanno tanti diritti. Quando parlo con loro, io tante risposte non gliele so dare. Maddalena, come altre madri, padri, vedove/i, figli e figlie, non vuole essere sola, chiede un po’ di solidarietà. Samanta Di Persio Cadutisullavoro
domenica, 18 maggio 2008, 18:39
Tramite Anna Cellucci, la compagna di Benedetto Cipriani e a cura del legale di Cipriani nel Connecticut, l'avvocato Ioannis (John) A. Kaloidis, ricevo ora una lettera del nostro connazionale, repentinamente estradato negli Usa ed è in vista di un processo per omicidio dai contorni quantomeno dubbi e unilaterali. E il contesto di accesa ostilità scatenatosi nei confronti dell'imputato, visto immediatamente come non americano e dipinto, per quanto lui stesso ci riferisce, come il mafioso italiano. L'avvocato Kaloidis ha specificato, allegando la lettera di "Ben", che "Mr. Cipriani has asked that the attached letter be forwarded to the Italian press". Pipistro

La lettera di Benedetto Cipriani. «Vi ringrazio per il vs aiuto ed interesse nella mia vicenda. Vi prego solo di non lasciarmi solo a combattere questa immane battaglia per la mia vita. Sono stato vittima di un disegno ben preciso e persecutivo già dalle prime battute della mia vicenda. Le dichiarazioni accusatorie delle carte estradizionali non esistevano ecco perchè le rogatorie non furono permesse. I prof. Gaito e Furfaro vi potranno dire delle mie vicende. Adesso sono qui estradato per la "ragion di stato". Vi può essere un giusto processo dove i membri di una giuria sono stati bombardati in continuazione con "il mafioso venuto dall'Italia". E' una guerra razziale. Italiano e mafioso! Ho un intero stato contro di me. Vengo trattato come se fossi un boss mafioso. Non mi fanno parlare con la mia famiglia. I miei avvocati si stanno impegnando ma hanno bisogno di mezzi. E la mia famiglia è finanziariamente dissanguata. Aiutatemi ed aiutatela voi che potete. Spero solo che voi non mi lasciate solo a combattere questa guerra. Le autorità del Connecticut non hanno mai accettato le condizioni del decreto, non mi vogliono far tornare in Italia. Me lo hanno detto appena mi hanno avuto il 13/7. Se io non torno in in Italia in qualsiasi momento vi può essere una revisione e l'applicazione della pena di morte. Aiutate la mia famiglia con una campagna di aiuti. Ufficialmente tramite voi tutti faccio formale richiesta che io voglio tornare in Italia, chiedo quindi l'applicazione delle condizioni imposte dal decreto Castelli. Un saluto particolare a mia madre, mia sorella e famiglia, ad Anna mia fedele compagna che amo ed a cui sono sempre stato innamorato e fedele. Vi amo molto, mi mancate tanto. Aiutatemi, ho bisogno del vostro aiuto, aiutatemi a provare la mia innocenza. Aiutatemi a tornare in Italia». Benedetto Cipriani
Cipriani è accusato di essere stato il mandante - nel 2003 - di un triplice omicidio. Vittime, Robert "Bobby" Stears, marito di Shelly, una donna con cui Cipriani aveva a suo tempo intrecciato una relazione amorosa tramite internet, Barry Rossi, socio d'affari di Stears, e un loro impiegato, il meccanico Lorne Stevens. Esecutori materiali del crimine, tre balordi assoldati da Cipriani, secondo il procuratore americano, per 5000 dollari. Costruzioni o ricostruzioni Nei commenti del post di Pipistronline lo scambio fra Anna, la compagna di Benedetto Cipriani e Katia, la donna di Carlo Parlanti, un altro italiano detenuto ingiustamente negli Stati Uniti. Il parere di Sergio D'Elia
domenica, 20 aprile 2008, 14:57
 "Ecco perché sono diventata suora... quando ero nel circuito professionistico del tennis ho sempre sognato che qualcuno mi prendesse sotto braccio e mi dicesse: 'Ricordati, sei una grande tennista talentuosa ma adesso è ora che tu impari anche qualcosa della vita e non solo del tennis". Da numero uno della racchetta a sorella Andrea, membro di spicco della Chiesa anglicana dominicana. Dai completini da tennis con annesse lunghe code di capelli biondi che scendevano ben oltre le spalle, all'abito nero da suora che copre tutto, anche i capelli. Eppure mai come ora, Andrea Jaeger, 42 anni, è stata felice. Repubblica.it
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