scritto da latorredibabele il domenica, 20 aprile 2008,14:57

"Ecco perché sono diventata suora... quando ero nel circuito professionistico del tennis ho sempre sognato che qualcuno mi prendesse sotto braccio e mi dicesse: 'Ricordati, sei una grande tennista talentuosa ma adesso è ora che tu impari anche qualcosa della vita e non solo del tennis". Da numero uno della racchetta a sorella Andrea, membro di spicco della Chiesa anglicana dominicana. Dai completini da tennis con annesse lunghe code di capelli biondi che scendevano ben oltre le spalle, all'abito nero da suora che copre tutto, anche i capelli. Eppure mai come ora, Andrea Jaeger, 42 anni, è stata felice.
Repubblica.it
scritto da latorredibabele il lunedì, 08 ottobre 2007,23:12
“Non ci saranno dimenticanze
non ci sarà nessun inverno
che cancellerà il tuo nome, splendido fratello,
dalle labbra della gente “ Pablo Neruda
8 ottobre 2005 – 8 ottobre 2007.... due anni dopo, con Alberto nel cuore. Vi abbraccio tutti, Daniela Due anni fa
scritto da latorredibabele il sabato, 15 settembre 2007,02:07
Ha 13 anni, è molto bella, si chiama Shimu ed è la protagonista dello sceneggiato televisivo più seguito del Bangladesh che racconta dei problemi di una alunna, bravissima a scuola, ma su cui la famiglia non abbiente preme perché abbandoni gli studi e si sposi o si metta lavorare, cose che lei rifiuta di fare. Il mercoledì sera, oltre dieci milioni di cittadini partecipano al suo dramma, perchè è reale per tutte le adolescenti povere del Paese asiatico. (…) Ma la straordinaria abilità con cui Shimu interpreta la sua parte ha un motivo preciso: Shimu, che è davvero un’alunna esemplare, viene da una famiglia povera che come le altre vorrebbe che lasciasse la scuola e si accasasse o si guadagnasse la vita. La nonna soprattutto insiste perchè vada a nozze, e in ritorsione per il suo «no» molti ragazzi di Dacca, la sua città, minacciano di rapirla. La nonna, che ha 49 anni e si sposò a 12, non capisce perché resista. (…) Shimu non ci sente, dichiara di volere andare all’università, a differenza di Alo, la bambina undicenne dello sceneggiato, che viene obbligata a rinunciare agli studi. (…) Nel Bangladesh su cinque adolescenti dai 15 ai 17 anni due sono sposate . Corriere.it
scritto da pinoscaccia il venerdì, 31 agosto 2007,13:22
Ho incontrato Lady Diana nel novembre del 1995 a Buenos Aires. L'ho seguita per una settimana, due anni prima che morisse e anche in Argentina così tanto amata. Le ho scattato queste foto e di seguito ecco il testo del servizio per il Tg1..

Buenos Aires, novembre 1995. Ha gia' conquistato gli argentini. Nessuno la chiama principessa ma semplicemente "segnora". Chi ha avvicinato ieri Lady D. parla di "calore umano straordinario". Poche parole, un ospedale dopo l'altro, sorrisi per tutti e carezze per i bambini, la sua visita di cortesia si sta trasformando in un trionfo, un po' quello che a Buckingham Palace temevano ma che, vista la situazione, sono costretti a subire. Passata la notte nella residenza dell'ambasciatore Peter Hall, dopo i quattro ospedali di ieri, stamattina (in Italia sara' pomeriggio) subito la visita a un altro nosocomio, l'oncologico Angel Roffo. All'ora di colazione, appuntamento con Carlos Menem. Non a Casa Rosada ma nella residenza privata del presidente proprio per non creare equivoci: la visita non e' ufficiale. Ma e' chiaro che soprattutto Menem cerchera' nell'occasione di stringere i rapporti con la Gran Bretagna, magari chiedendo all'ambasciatrice d'onore di farsi ricevere a Londra, il suo sogno dicono qui. La giornata odierna per Lady Diana e' densa d'impegni. Dopo l'incontro con il presidente, un giro sul Tren de la Costa, la visita ad un altro centro di recupero per disabili e soprattutto la cena di gala al Palazzo del Correo. C'erano tutti, come si diceva una volta. Il ministro dell'Interno Ditella, top model, divi televisivi, imprenditori e anche Melita, la donna piu' ricca d'Argentina, settore cemento. Certo per Buenos Aires la cena al Correo con Lady D. era un'occasione da non perdere. Quattrocento invitati a 250 pesos a testa. Un incasso, devoluto in beneficienza, di centomila dollari. Non male per la principessa del Galles che evidentemente come personaggio mondano ha molto credito anche qui. Lei e' arrivata con l'ormai rituale ritardo a bordo della solita Juagar bordeaux. Obiettivi puntati per quella che e' ormai una consuetudine: l'uscita di Lady D. dall'auto. Ma la donna piu' fotografata del mondo ormai conosce i rischi e sta bene attenta ai movimenti. Eccola, splendente, tutta in rosso che si avvia al gran gala super-esclusivo, mentre regala sorrisi forse un po' tristi. Per lei, fatto storico, avevano addirittura issato la bandiera britannica. Prima della cena ieri Lady D. si era concessa l'unico momento turistico viaggiando sul Tren de la Cost. Oggi sta in Patagonia, a visitare le ultime colonie gallesi. Quattromila chilometri per onorare questo nuovo ruolo di ambasciatrice. Doveva prendere l'elicottero presidenziale ma in extremis ha cambiato programma per evitare polemiche.
scritto da scaccia il giovedì, 16 agosto 2007,18:14

Brutta avventura per Rigoberta Menchù. La candidata alla presidenza del Guatemala e Premio Nobel per la Pace (nella foto durante un incontro con i suoi sostenitori) è stata espulsa da un hotel di Cancun poiché, a causa dei suoi tipici vestiti di india maya, è stata scambiata per una venditrice ambulante. La Menchù partecipa, come invitata speciale del capo dello stato Felipe Calderon, all'assemblea dell'Associazione Acqua potabile e risanamento (Aneas), inaugurata dal presidente nella stessa Cancun. La Premio Nobel, ha precisato il suo portavoce Daniel Lemus, si era recata nell'albergo per concedere un'intervista
(Epa / Ulises Rodríguez)
scritto da latorredibabele il sabato, 04 agosto 2007,14:13

Località: Roscigno Vecchia, antico borgo contadino nel Parco nazionale del Cilento. Abitanti: uno, Giuseppe Spagnolo. Fino al 2000 Roscigno Vecchia di abitanti ne contava quattro "ma ora spiega malinconico Giuseppe - sono rimasto solo io". Roscigno, piccolo comune della Campania, in provincia di Salerno, prende il nome da russignuolo , dagli usignoli molto comuni nella zona. Il primo agglomerato di case ebbe origine da alcune famiglie di pastori che venivano a svernare in questo remoto angolo assolato e ricco di pascoli e nel 1500 Roscigno venne riconosciuto come comune autonomo. Ma l'originario centro storico, appunto Roscigno "Vecchia", è ora una frazione disabitata a causa delle frane che hanno investito la zona agli inizi del '900. Gli abitanti si sono trasferiti a Roscigno ''Nuova". Tutti, meno Giuseppe Spagnuolo che si ostina a mantenere in vita il borgo storico pur essendo nato a Roscigno Nuova (il 7 gennaio 1948). Giuseppe è così l'ultimo custode di questo luogo fuori dal tempo. Volontario della Proloco, dal 1997 ogni mattinaraggiunge il borgo e dedica a quello che definisce il suo museo a cielo aperto e ai visitatori incuriositi dalle bellezze di questo posto quasi dimenticato. Ansa.it
scritto da pinoscaccia il sabato, 07 luglio 2007,19:46
scritto da scaccia il lunedì, 04 giugno 2007,23:14
19 luglio 2005. Ciro Eugenio Milani lo scriveva dal 18 aprile sui suoi blog, che «il suicidio è l’unica vera soluzione». Ecco perché una volta scartati alcol, droga, ansiolitici e tubi da collegare alla marmitta, il ponte sull'Adda si è trasformato in una scelta obbligata: un bel salto e tutto si aggiusta. Si è ucciso così, annunciandolo sul web, questo ragazzo di Oggiono che dalla provincia di Lecco si era trasferito a Lodi tre anni fa. La notte del 10 luglio ha preso la macchina di sua mamma e ha guidato fino al ponte di Paderno, dopo aver riempito per mesi le pagine online del suo blog “Prima di partire”. Ha scavalcato il guard rail proprio sotto il cartello che separa Lecco da Bergamo, con una sedia da picnic sottobraccio. Ci è salito sopra e si è buttato di sotto. Un volo di 70 metri: obiettivo raggiunto. Il primo post, Ciro lo aveva pubblicato il 18 aprile. Lo considerava il suo manifesto: «Questo blog non è una istigazione al suicidio. Io, nel pieno possesso delle mie facoltà, scelgo consapevolmente di suicidarmi. Ma non chiedo né consiglio a nessuno di seguire la mia scelta. Il suicidio, per come lo penso io, è una scelta intima e personale». L'11 luglio, sul suo forum, compare il macabro necrologio post mortem a sua firma: «Già. Me ne sono andato. Kaputt. Quando leggerete queste parole, se tutto va bene, sarò già morto». Il giorno dopo, la casella dei messaggi si aggiorna automaticamente: “ (Nota: questo ed altri miei post potrebbero apparire nei prossimi giorni: ho impostato la pubblicazione in data futura). Ue’, ciao a tutti. Me ne sono andato. Scusate, ma sono le 2.25 ed ho ancora un po’ di cose da fare. Questi sono dei saluti alla spicciolata. A qualcuno di voi ho spedito cose. A qualcuno ho spedito email. A qualcuno ho preparato qualcosa. Io sono felice così». Ciro, nickname Luca K., aveva solo ventisei anni. --> Prego per Ciro. Ma guai a considerarlo un eroe. Gli eroi sono quelli che hanno la forza di vivere. Loro hanno coraggio. Troppo facile morire.
scritto da latorredibabele il domenica, 03 giugno 2007,15:45
11 febbraio 2005. Biancaneve è morta. Di freddo. Biancaneve era il soprannome che le avevano dato gli agenti della polizia ferroviaria, che ogni tanto l’aiutavano nelle sue giornate incolori, anonime, sempre uguali. La stazione era diventata la sua casa, la sala d’aspetto il suo dormitorio preferito. Chi non la conosceva la chiamava “clochard”, oppure “barbona”; ma per gli agenti e per alcuni pisani lei era semplicemente Biancaneve. Era nata in Etiopia, 65 anni fa, nella calda Africa. E ieri, nel freddo invernale di Pisa, se n’è andata per sempre, dopo una settimana di agonia al Santa Chiara, dove alcuni amici occasionali l’avevano accompagnata, resisi conto delle sue precarie condizioni. Nel referto medico la causa del decesso è polmonite. Era venuta a vivere in Italia quasi una quarantina di anni fa, accompagnata da un italiano del quale, appena sedicenne, era rimasta incinta. La portò con sé in Italia con il figlio ma non l’ha mai voluta sposare, quella donna dalla pelle color caffellatte, e così sempre è rimasta, sola, nell’indifferenza del compagno e con la rassegnazione di un destino avverso. Siv
scritto da latorredibabele il sabato, 02 giugno 2007,19:27
31 gennaio 2005 - Alto, magro, barba lunga, camminava a fatica, spesso addirittura incespicava su se stesso. Da un anno, Giacinto Naselli viveva ospite del dormitorio di via Calvino, dove padre Clemente accoglie ogni tipo di paria. Anzi, più si tratta di relitti umani, più sembra che questo vecchio frate li accolga con amore. Ma ogni tanto, almeno una volta alla settimana, dormiva fuori, forse perché non ce la faceva a camminare, a prendere il tram e a rientrare al dormitorio. L’ultima notte, a 7 sotto zero, gli è stata fatale.Conosciuto dagli altri clochard come una persona mite e tranquilla, ai liti dell’autismo, Giacinto era nato a Roma nel 1960, un mese esatto prima di Natale, ma risultava residente a Concorezzo. La vita gli aveva giocato una serie di scherzi, non ultimo una separazione dalla moglie e da una figlia che oggi ha 20 anni. Gli era rimasta una sorella, che vive nel Milanese. Ma parlava pochissimo, soprattutto della sua vita privata. E quando lo faceva, accadeva soltanto con qualche disperato come lui. Che potesse capire. «Era arrivato all’ultima stazione», è l’unico commento di padre Clemente. «Ogni tanto sussurrava che era stufo di vivere, perché capiva che la vita gli stava sfuggendo». Per il resto, il puzzle del suo passato prossimo è poca cosa. Invalido, riceveva un sussidio di 250 euro al mese dal Comune. Durante una parentesi della sua vita con la droga, della quale aveva smesso di far uso, aveva fatto in tempo a contrarre l’Aids. Lo sapeva e sapeva soprattutto che non ne sarebbe uscito. Ogni tanto, quando cedeva, lo portavano al Sacco, l’ospedale meglio attrezzato a Milano per le malattie infettive. Ma appena tornava in sé, chiedeva di andarsene. L’ultima volta, al dormitorio, lo hanno visto giovedì sera, quando si era fatto accompagnare a letto molto presto, perché stava male. Ma di giorno non si riusciva a tenerlo fermo. Mezzo bicchiere di rosso era sufficiente a mandarlo in tilt. Per obbligarlo a un caffé e a una doccia calda, ci volevano molte parole buone e altrettanta pazienza. Ci aveva provato ad accoglierlo anche la comunità alloggio di Remar, legata alla chiesa protestante. Ma per poco e con scarso successo. Con tutta evidenza il suo era anzitutto un problema psichiatrico e come tale andava affrontato. Ma le risorse e le possibilità della psichiatria pubblica di strada, nella metropoli, sono ben note. E solo nei prossimi mesi partiranno due progetti privati («Progetto Diogene>, e «In-Stradiamoci») legato alla Casa della Carità, voluta dal cardinal Martini in via Brambilla. Un uomo abbandonato a se stesso? Piuttosto un uomo abbandonato da se stesso. Dalla speranza. Uno che forse, con il senno di poi, avrebbe dovuto essere obbligato a stare in una comunità protetta, con il dubbio di fargli violenza. Di recente, gli era stata rinnovata la convenzione con il centro aiuto del Comune, alla Stazione Centrale. L’assistente sociale gli stava cercando una comunità per malati di Aids. Ma il freddo e la malattia sono stati più veloci delle buone intenzioni. Enrico Fovanna
scritto da latorredibabele il sabato, 02 giugno 2007,17:50
27 gennaio 2005. "Questo è il mio ultimo diario. L'ho scritto in anticipo, perché sapevo che sarebbe arrivato il momento in cui non ce l'avrei fatta ad andare avanti. Ebbene, quel momento ora è arrivato. Quando ho iniziato a raccontare il mio tumore al cervello, non sapevo bene perché lo stessi facendo...". Inizia così l'ultima puntata di un blog drammatico, il diario quotidiano tenuto da Ivan Noble, giornalista della Bbc esperto di scienza e tecnologia. Affetto da un cancro al cervello, Noble dall'agosto del 2002 ha raccontato, sul sito dell'emittente britannica, la sua lotta contro la malattia. Il titolo: "Tumour Diary". Nel suo ultimo post, Noble ringrazia i medici che l'hanno assistito, le infermiere, i colleghi della Bbc. Poi, lascia una specie di testamento. E spiega il senso della sua battaglia, e perché è stato importante raccontarla. "Quel che volevo fare con questa rubrica, era provare che fosse possibile sopravvivere e battere il cancro, e non lasciare che la malattia ti distrugga. E anche se ora me ne devo andare, credo di avercela fatta. Non sono stato sconfitto. L'ultima fase, lo so, non sarà facile. Ma so che verrò aiutato, come sempre è stato".
scritto da pinoscaccia il mercoledì, 30 maggio 2007,00:29
scritto da latorredibabele il sabato, 26 maggio 2007,15:25
Il giudice Gennaro Francione, già noto come autore della sentenza anticopyright(assolse quattro venditori extracomunitari di cd contraffatti per stato di necessità(fame) prendendo a spunto la diffusione libera dell'arte e cultura in internet con Napster), ha emesso in data 13 aprile 2007 sentenza di assoluzione di Gabriele Paolini, noto inquinatore televisivo, incriminato per aver disturbato quattro collegamenti esterni in diretta del Tg Rai. Il giudice di Roma, accogliendo le tesi del pm Gianluca Mazzei, ha affermato che Paolini è scriminato perché i fatti sono stati commessi in presenza di una causa di giustificazione ai sensi dell'art. 51 c. p., per aver legittimamente esercitato il suo diritto di libera espressione del proprio pensiero (articoli 2, 3 e 21 della Costituzione). Paolini avrebbe operato, dunque, come giornalista libero e disancorato, manifestando un sacrosanto diritto di critica verso un noto giornalista televisivo e verso i parlamentari, ma soprattutto agendo in nome dell'invocato diritto che ogni cittadino ha di parlare e manifestarsi usando il media televisivo. A far da maestro è ancora Internet dove chiunque può fare il suo giornale e dire la sua come nel caso dei siti web 2.0 che si rivolgono a ogni utente, in modo che possa essere lui stesso creatore e popolatore del sito. Il giudice sottolinea che il giornalista televisivo operante in strada deve accettare le intrusioni alla Paolini "perché sono esse stesse cronaca in diretta di quanto avviene tra la gente, che spesso anzi utilizza quelle dirette per dire la propria nel bene (esultanze in occasione di gare sportive ad es.) e nel male (con striscioni, grida, slogan per contestare un avvenimento direttamente o indirettamente connesso a quanto nel resoconto del cronista vien detto)". La sentenza, assai raffinata e dotta (con richiami quanto alle incursioni di Paolini ai giullari medievali, ai futuristi, ai situazionisti, a Andy Warhol, a Guy Debord), ricorda anche i moniti ai media televisivi rivolti dalla Commissione di vigilanza servizi radiotelevisivi la quale, nel "Documento di indirizzo sul pluralismo (1997), evidenzia la necessità di garantire ai cittadini un'informazione non solo passiva a 360°, ma anche attiva contribuendo direttamente alla creazione dei palinsesti televisivi. Ciò è tanto più vero per la Rai che è televisione del popolo il quale paga un canone e ha un "diritto reale di accesso che si esprime soprattutto come diritto a non essere esclusi dall'informazione attiva". La nuova sentenza è stata già ribattezzata, in linea con quella anticopyright, sentenza della tv-sferica, sottolineando che la Rai ha ancora struttura burocratico-piramidale e non sferica come richiesto dalla Commissione di vigilanza, il che crea monopolio e accentramento di poteri in mano a pochi media men, con esclusione delle masse dalla gran torta televisiva. Gongoleranno gli artisti, gli intellettuali, i giornalisti, i professori, gli opinionisti etc. immotivatamente esclusi dal tubo catodico dei media forti, improntato alla visibilità reiterata e martellante delle solite poche facce, a scapito di una megarotazione delle intelligenze, questa sì realmente democratica e conforme a Costituzione. Ed è così che grazie a questa sentenza l'hackler Paolini diventa un Robin Hood massmediale, espressione del cittadino illegittimamente escluso dal Quinto Potere. Gigi Trilemma
La sentenza è stata pubblicata da Studio Celentano il 21 maggio 2007.
Già condannato dalla Cassazione
scritto da latorredibabele il sabato, 12 maggio 2007,14:10
Oltre cento accademici di ogni parte del mondo (dall’Algeria all’Albania, dalla Palestina ad Israele, dall’Inghilterra alla Spagna, dalla Svizzera alla Francia, dagli USA al Perù), numerosi politici ed eurodeputati italiani e l’Istituto per lo Sviluppo, Formazione e Ricerca nel Mediterraneo hanno inviato e continuano ad inviare lettere di appello al “Norwegian Nobel Committee” per sottoporre al comitato che assegna i Nobel il caso di Fabio Maniscalco.Studioso di chiara fama nel settore dei beni culturali, in oltre un decennio di attività a favore dei beni culturali nelle zone di guerra è riuscito a preservare, spesso rischiando la propria vita, la memoria storica di tanti paesi: Bosnia-Herzegovina, Kosovo, Albania, Palestina, Afghanistan, Algeria, Nigeria, etc.Tra il 1995 ed il 1997 Fabio Maniscalco era inquadrato nell’esercito italiano come ufficiale in ferma breve ed ha monitorato la situazione del patrimonio culturale della Bosnia e dell’Albania, pubblicando, tra l’altro, i volumi Sarajevo. Itinerari artistici perduti (Guida Editore) e Frammenti di storia venduta. I tesori di Albania (Massa Editore) e coinvolgendo col suo entusiasmo il Ministro della Difesa Beniamino Andreatta, che firmò la prefazione al testo sull’Albania, ed il Comandante della NATO nel Sud Europa, Gen. Klark. Suoi sono i numerosissimi appelli, inviati ai Capi dei Governi ed alle Nazioni Unite, per tutelare la pace attraverso la salvaguardia della “memoria storica” delle aree di crisi. Grazie ad uno dei suoi ultimi appelli, il primo ministro israeliano Olmert garantì il rispetto della Convenzione de L’Aja del 1954 durante il conflitto in Libano.Per la laboriosa ed intensa attività condotta in Albania, l’Accademia di Scienze albanese lo ha nominato “Professore per chiara fama” di *Salvaguardia, Conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale *. E molteplici sono stati i riconoscimenti che il prof. Maniscalco ha avuto da personalità del mondo accademico e politico internazionale. Anche papa Giovanni Paolo II lo invitò a continuare con il suo lavoro. Fabio Maniscalco ha creato la prima rivista scientifica multidisciplinare on line, il Web Journal on Cultural Patrimony, interamente dedicata alla salvaguardia e conservazione dei beni culturali ed in cui compaiono come partner oltre 50 Università e Centri di ricerca mondiali.Lo scorso gennaio Fabio Maniscalco, dopo un anno in cui non si riusciva a individuare il suo male, è stato sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico, che lo ha privato di buona parte dell’apparato digestivo. I medici gli hanno diagnosticato una forma rara e anomala di adenocarcinoma al pancreas dovuta, con estrema probabilità, all’esposizione con l’uranio impoverito. Giovanni Capasso


scritto da latorredibabele il mercoledì, 09 maggio 2007,23:54
Sono già oltre duemila le firme raccolte nella petizione online a sostegno di Lorenzo Bassano, l'emiliano di 40 anni recluso dal 21 marzo scorso dopo esser stato fermato all'aeroporto di Dubai con meno di un grammo (0,78) di hashish nel bagaglio a mano. Una sequenza da incubo che lo vede protagonista, lui abituato invece a stare fuori dal set per dirigere film e spot. Anche perché la legge degli Emirati arabi in materia di stupefacenti è ferrea: il giovane regista rischia infatti dai quattro anni di carcere in su. Non importa che una quantità così minima non basti nemmeno per uno spinello. Possesso di stupefacenti con occultazione è il capo d'imputazione ribadito alla prima udienza del processo, il 9 maggio. La sentenza è prevista tra dieci giorni, il 19 maggio (aggiornamenti sul blog). «Hanno trovato due pezzettini piccoli di hashish, finiti chissà come uno nella tasca dei pantaloni e l'altro in una scarpa, è stato davvero sfortunato - racconta la sorella Arianna - . Tra gli altri 8 detenuti in cella con lui nel carcere dell'aeroporto c'è un altro italiano, Andrea De Angeli, un ragazzo di 21 anni che si era concesso un viaggio come premio di laurea (in architettura) che è stato fermato due giorni dopo Lorenzo con addosso 0,12 grammi di fumo. «Si fanno coraggio, sperano che l'emiro conceda loro la grazia» riferisce Arianna. Lorenzo gli ha già scritto una lettera in cui chiede scusa per l'errore commesso e chiede di tornare a casa dalla figlioletta prima che la malattia da cui è affetto fin da bambino degeneri. Corriere.it
Chi mi segue da tempo lo sa. Dubai è la porta da anni, d'entrata e d'uscita, per quei posticini ameni chiamati Iraq e Afghanistan. Dubai dunque è l'ultimo lusso, oppure il primo dopo un mese difficile, e me ne abbevero, conosco posti incantevoli, ma non mi è mai piacuta. Per un motivo semplice: l'ipocrisia. E' uno dei posti più peccaminosi del pianeta , si può e si fa di tutto, ma sono capaci di arrestarti per una sigaretta che fumi per strada. Il Ramadan è celebrato pubblicamente in maniera ferrea come in nessun'altra parte dell'Islam ma poi in privato è una follia collettiva. I lavoratori sono tutti stranieri ma neppure residenti. Presi come manovalanza e poi, finito il lavoro, via e alla svelta. La religione come facciata e poi grattacieli che oscurano quelli di Manhattan. E' un bel posto, ma finto, poichè i soldi riescono a far crescere fiori anche nel deserto. Non solo fiori, anche isole, quello che volete. Così può succedere che ti multano (è successo a un italiano) di cinquemila dollari per un bacio alla propria ragazza o che rischi quindici anni per una canna. Salvo poi entrare in qualsiasi albergo a sette stelle e altro che canna. Molto meglio allora altri Paesi realmente islamici dove la religione non è scusa, dove ci sono anche degenerazioni, ma almeno ci credono sul serio.
scritto da latorredibabele il domenica, 06 maggio 2007,13:37
L'ex caporalmaggiore Gianluca Anniballi, 28enne di Villasmundo frazione di Melilli (Siracusa), ammalatosi di tumore un anno dopo il suo congedo dall'Esercito dopo aver prestato servizio in Kosovo, a causa della sua invalidita' non trova lavoro e chiede aiuto alle istituzioni perche' gli venga garantito "il buon impiego che mi spetta per aver servito il Paese". L'ex militare ha passato quattro mesi in Kosovo (tra il 1999 e il 2000 a Pec) "senza alcuna protezione dall'uranio impoverito. Sentivamo parlare del rischio dovuto all'uranio come di 'voci di corridoio' -racconta Anniballi- Facevamo delle riunioni informative ma ci dicevano di stare attenti soprattutto alle mine anticarro".Il giovane ricorda che voleva "dimenticare del tutto" la sua esperienza, ma ora, spiega, "ho scelto di denunciare il mio caso grazie al sostegno di un mio amico militare Giuseppe Paradiso e del giornalista Palese. All'inizio non desideravo che mi fosse riconosciuta l'invalidita' perche' mi faceva pensare a quello che mi era successo. Poi ho accettato la mia condizione, ma mi ha rovinato la vita : a causa del mio status non riesco a trovare lavoro, nemmeno in nero". Anniballi sostiene che nonostante sia andato "ogni giorno allo sportello del Lavoro di Siracusa, dove ci sono le liste di collocamento mirato" non ha mai ricevuto una risposta concreta: "Ci sono tante persone valide iscritte in quelle liste che non trovano lavoro, mi domando il perche'". L'ex militare e' adesso molto determinato: "Portero' questa battaglia fino alla fine, per la gente che e' nelle mie stesse condizioni e per chi non puo' piu' raccontarlo". Il 28enne si e' rivolto nel suo appello "Soprattutto al presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, perche' le persone del mio Paese non possono fare nulla per il mio caso". Gianluca e i suoi familiari rivolgono un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio Romano Prodi, al ministro della Difesa Arturo Parisi, al presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro "e all'intera classe politica regionale, perche' risolvano questa triste situazione, quella di un servitore dello Stato, abbandonato dallo stesso". La vicenda mail: anniballi.gianluca@libero.it
Quaranta militari italiani morti, cinquecento malati
scritto da latorredibabele il venerdì, 04 maggio 2007,23:06
"
L'essenza di un essere umano è di non cercare la perfezione"
('dalle riflessioni su Gandhi', 1949)
SIAMO TUTTI FIGLI DEL GRANDE FRATELLO: LO VOGLIAMO CELEBRARE?

George Orwell è nato a Motihari, Bengala, India, il 25 giugno 1903 come secondogenito di Richard Walmesley Blair e Ida Mabel Limonzin. Il padre era un funzionario nel reparto dell'oppio e la sua madre era la figlia di un tè-commerciante in Birmania. Nel 1904 si trasferirono tutti in Gran Bretagna. All'età di diciassette Orwell ha avuto le sue prime esperienze come "vagabondo dilettante" a Plymouth, insomma un vero gabbiano di frontiera. Gorge Orwell era in realta' il nome della penna di Eric Arthur Blair. Orwell, vero nome di quello che sarebbe diventato uno dei piu' grandi scrittori del secolo. Di tutte le scritture di Orwell, 1984 ha avuto l'influenza più profonda sul revisionismo storico. Orwell e' morto a Londra il 21 gennaio del 1950, per una polmonite trascurata.
Poi c'e' IL GRANDE ORECCHIO, ma non e' colpa di "1984" >>>
scritto da latorredibabele il venerdì, 04 maggio 2007,23:01
Spari' un mercoledi' sera, il 22 giugno del 1983, dopo la lezione di flauto. Da allora su Emanuela Orlandi e' stato detto di tutto. Che e' morta in quei giorni per uno strano incidente, che e' stata portata in Medio Oriente, che non e' stata affatto rapita ma si e' allontanata volontariamente. E poi altri piccoli misteri contraddittori: un ragazzo, forse uno della scorta del Papa, che l'andava a prendere sotto casa, un'auto blu, un poliziotto che vede il rapimento, un rapporto del Sisde sparito . Certo e' che il giudice Adele Rando sta tentando da anni di ottenere una rogatoria internazionale per interrogare alti prelati perche' c'e' qualcosa che non quadra in questa lunga scomparsa. Quasi esattamente due anni prima del rapimento di Emanuela Orlandi, nel giugno dell'81, il Papa scampo' miracolosamente a un attentato. E' possibile che i due episodi siano in qualche modo legati fra loro? Sta cercando di stabilirlo da molto tempo un altro giudice romano, Rosario Priore. Ha interrogato a lungo Ercole Orlandi, il padre di Emanuela. Chi sostiene che attentato e scomparsa della ragazza siano frutto di uno stesso progetto e' da sempre Oral Celik, ex terrorista turco, legato ai "lupi grigi" che rivendicarono il tentativo di uccidere il Papa. Piu’ volte ha dichiarato che Emanuela e’ viva, ha due figli, non uno, ed e’ nascosta in Sudamerica, sotto altissima protezione. Ma c'e' di piu'. Ci sono testimoni (un poliziotto e un vigile, di servizio quella sera in via della Dataria) convinti che l'uomo visto l'ultima volta con la giovane Orlandi fosse proprio lui, Celik. L'uomo che l'ha fatta salire sulla misteriosa auto blu. Non a forza, ma consenziente, da vecchi amici. Quaranta giorni prima di Emanuela, il 7 maggio, era scomparsa un'altra ragazza, una sua amica e coetanea, Mirella Gregori. E i magistrati che indagano sul grande giallo sono convinti naturalmente che le due scomparse siano legate. Ci sono le prove, del resto, di una correlazione. Il Papa nell'Angelus del 3 luglio fa appello ai rapitori per la liberazione delle due ragazze. E nel comunicato n.20 dell'84 i "lupi grigi" ammettono di avere in mano sia Emanuela che Mirella. Ma c'e' di piu'. La madre di Mirella, durante una visita del Papa in una parrocchia del Nomentano, il 15 dicembre del 1985, riconobbe in un uomo della scorta pontificia la persona che andava a prendere regolarmente la figlia a casa. E' uno di questi. Forse lo stesso, sulla quarantina, visto al bar con Emanuela poco prima della scomparsa. Era amico di tutte e due? Il mistero continua. Probabilmente per sempre.
scritto da latorredibabele il lunedì, 30 aprile 2007,13:36
scritto da latorredibabele il domenica, 22 aprile 2007,14:01
Ava Lowery ha sedici anni e organizza la campagna contro la guerra dalla sua stanzetta alla periferia di Montgomery, in Alabama, (fra un impegno di studio e l'altro) dove vive con i genitori, un fratello maggiore e tre sorelline più piccole. E' diventata una star della blogosfera e già è apparsa sulla Cnn e sul New York Times. Scrive cose facili, che la gente capisce: "Adesso Bush e compagni vogliono fare la guerra anche in Iran (...). Accendete la tv e vi renderete conto che ci dicono le stesse cose che ci dicevano alla vigilia dell'attacco in Iraq (...) Non facciamoci imbrogliare per la seconda volta, dobbiamo impedire un'altra tragedia". Trentamila visite al giorno, ha già ricevuto molte minacce di morte. "E' disgustata dalla guerra e dal regime di Bush, ed ha cominciato ad usare la sua abilita' nel disegnare fumetti per opporsi alla guerra in Iraq. - scrive la pacifista Cindy Sheehan -.L'ho notata per la prima volta leggendo un articolo sulla quantita' di messaggi pieni di odio che vengono inviati al suo sito web per un'animazione molto significativa. E' una sequenza che spezza il cuore, in cui si vede un bimbo cantare "Gesu' mi ama", mentre appaiono le immagini di bambini iracheni morti, feriti, insanguinati e urlanti. Ava voleva mostrare che Gesu' ama anche i bimbi iracheni, il che e' apparentemente un concetto minaccioso per la gente la cui religione e' il "bushianesimo". Per questo ispirato pezzettino di coraggioso "matriottismo", Ava e' divenuta l'oggetto dell'intenso invio di orripilanti e-mails e di non troppo sottintese minacce di una punizione fisica". Per qualche giorno ha dovuto bloccare i commenti sul suo blog. "Troppo spam", ha spiegato. Di sicuro andarla a trovare significa avere la reale portata della tragedia americana in Iraq. Ava aggiorna quotidianamente l'elenco dei soldati uccisi. Oggi siamo a quota 3296. Il blog di Ava: "Peace takes courage".